Si è svolta a Cuneo la terza edizione di VOICES – Dialoghi di Architettura Alpina, iniziativa ospitata nello Spazio Incontri della Fondazione CRC e organizzata dall’associazione Art.ur in collaborazione con gli architetti Dario Castellino e Alice Lusso. Filo conduttore della kermesse il concetto di “limite”, inteso non come barriera ma come spazio dinamico di incontro, contaminazione e sviluppo per le comunità urbane e montane.
Tre giornate di incontri, conferenze, tavole rotonde, curati e moderati dalle giornaliste Maria Chiara Voci e Carlotta Rocci. Alla prima giornata di lavori, giovedì 14 maggio, ha partecipato il vicepresidente all’Innovazione di ANCI Piemonte, Michele Pianetta, che ha parlato del ruolo strategico delle città medie quali cerniere di connessione tra le grandi aree urbane e la periferia. Cuneo rappresenta, in tal senso, un osservatorio privilegiato, la cui forza risiede nella capacità di guardare oltre i confini urbani e di costruire un modello di crescita che trae linfa e si sviluppa a partire da ciò che sta intorno.
“Pur essendo storicamente situata ai margini dei grandi corridoi infrastrutturali – ha ribadito Pianetta – la città ha saputo generare una forte identità e un tessuto economico d’eccellenza, trasformando una potenziale debolezza in una sfida vinta e in un modello per altri territori”. L’impegno dell’ANCI Piemonte è quello di accompagnare i Comuni nelle sfide della quotidianità, rimettendo però al centro dell’agenda politica la programmazione di lungo periodo.
Il panel ha offerto una panoramica di respiro nazionale ed europeo sulle migliori pratiche di gestione del territorio. Tra i casi di studio presentati, è emerso l’esempio di Vicenza con il suo Masterplan 2030, una testimonianza di come una città media possa pianificare la propria crescita futura e rispondere a criticità importanti (come l’impatto dei cantieri dell’Alta Velocità). Per far ciò è fondamentale unire le forze con gli stakeholder economici, commerciali e culturali del territorio.
I tavoli di lavoro di VOICES hanno esplorato il tema del “confine” come spazio generativo di relazioni politiche e culturali, inquadrando la montagna come laboratorio a cielo aperto, come centri di innovazione in cui sperimentare nuovi modi di abitare, lavorare e costruire comunità. Le testimonianze portate a Cuneo hanno attraversato l’Italia da ovest a est, spingendosi verso il Sud e i Pirenei e dando voce a prospettive diverse ma unite da uno sguardo comune. Lo sguardo di professionisti, amministratori e città venuti a interrogarsi su come l’architettura e i servizi possano integrare meglio centro urbano e territorio alpino, rendendo questo legame la vera forza dello sviluppo territoriale.
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