Le novità del DPCM Montagna del 18 febbraio 2026, che introduce i nuovi criteri di classificazione dei Comuni montani basati esclusivamente su parametri fisici di altimetria e pendenza, sono state al centro dell’ultima riunione della Consulta Montagna di ANCI Piemonte, svoltasi online nei giorni scorsi. L’incontro, coordinato dal presidente della Consulta Paolo Setti, alla presenza della vicepresidente con delega alla Montagna, Francesca Delmastro Delle Vedove, ha visto la partecipazione straordinaria dell’Assessore regionale Marco Gallo e di numerosi sindaci piemontesi.
Al centro del dibattito, culminato con la proposta di istituire una “task force” istituzionale per analizzare l’impatto del DPCM, alcune criticità specifiche legate ai nuovi parametri imposti dal DPCM, a partire dai criteri che classificano come montani Comuni fino ad oggi ritenuti collinari, penalizzando al tempo stesso importanti località di montagna.
La preoccupazione maggiore riguarda il FOSMIT (Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane), per il quale si prospetta un taglio delle risorse a livello nazionale. La vicepresidente Delmastro e la sindaca di Nomaglio, Ellade Peller, hanno sollevato con forza il tema dei servizi scolastici. In diversi Comuni, il declassamento previsto dai nuovi criteri rischia di portare alla perdita di condizioni essenziali (deroghe e agevolazioni) per la sopravvivenza dei plessi scolastici, con il pericolo di chiusura di alcune classi, così come paventato dal presidente della Consulta Setti e dalla vicepresidente Delmastro, concordi nel rappresentare il “problema scuola” come uno dei più importanti per il sistema dei comuni montani.
Nel corso dell’incontro, l’assessore regionale Marco Gallo ha illustrato un quadro tecnico paradossale: mentre in Italia i Comuni montani diminuiscono, in Piemonte il loro numero sale da 505 a 558, per via dell’inclusione inaspettata di realtà fino ad ora considerate di pianura e di collina. Vengono, tuttavia, escluse dal novero dei montani località storiche del Piemonte, che in queste ore hanno già lanciato un grido d’allarme. Nel precisare come la Regione Piemonte sia stata l’unica realtà del nord a opporsi a proposte e ipotesi ancora più restrittive di quella presentata con il DPCM, l’assessore Gallo ha voluto rassicurare la Consulta annunciando che, nell’erogazione dei fondi pubblici, la Regione continuerà ad utilizzare come riferimento i criteri attualmente in vigore, con l’obiettivo di garantire risorse anche ai Comuni esclusi dal nuovo elenco nazionale. Previsto, inoltre, un confronto imminente sui criteri socio-economici alla base del decreto, che rappresentano il secondo step attuativo della riforma.
Al di là degli aspetti meramente economico-finanziari, i servizi scolastici restano la principale ancora di salvezza contro lo spopolamento. Da qui la proposta, nata dalla sensibilità degli amministratori di ANCI Piemonte e in particolare di Delmastro e Setti, di costituire una “task force” istituzionale con il coinvolgimento dell’assessorato all’Istruzione della Regione Piemonte, con l’obiettivo di ragionare per aree omogenee e di tutelare l’esistente, come già avvenuto per i Fondi per lo Sviluppo e la Coesione (FSC).
La Consulta Montagna di ANCI Piemonte ritiene fondamentale trasformare questa fase di transizione in un’opportunità che porti alla definizione di aree omogenee capaci di tener conto non solo dei metri di altitudine ma delle reali necessità di chi vive e lavora in montagna. La montagna – hanno più volte ribadito i componenti della Consulta – ha bisogno di medici, scuole e infrastrutture, non solo di calcoli geometrici.









