Domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026 si voterà per il referendum popolare sulla giustizia. Gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi per confermare o meno il testo della legge costituzionale “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n.253 del 30 ottobre 2025 (GU n.10 del 14-1-2026), con la quale vengono modificati gli articoli 87 comma 10, 102 comma 1, 104, 105, 106 comma 3, 107 comma1 e 110 comma 1 della Costituzione.
Le nuove norme prevedono:
- l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura, uno per i giudici, uno per i pubblici ministeri (separazione delle carriere);
- l’estrazione a sorte dei loro componenti togati;
- la creazione di un’Alta Corte disciplinare per i soli magistrati ordinari.
Dalla data di pubblicazione del Decreto ha preso avvio la campagna elettorale referendaria ed è entrata in vigore la par condicio.
Nella delibera n. 37/26/CONS dello scorso 12 febbraio, l’AgCom ha approvato le disposizioni regolamentari di attuazione della legge 22 febbraio 2000 (disciplina sulla par condicio), precisando il criterio operativo – già assunto nel corso delle precedenti consultazioni – per cui, nel caso di specie, l’intervento ripristinatorio tramite rimozione viene circoscritto alle attività di comunicazione istituzionale riguardanti, direttamente o indirettamente, temi connessi al quesito referendario. In sostanza, è prevista una sorveglianza mirata da parte dell’autorità su contenuti che possono interferire con la competizione referendaria.
Si rammenta che l’art. 9 della legge 28/2000 prevede il divieto di comunicazione durante il periodo di par condicio, con l’obiettivo di evitare che la stessa possa trasformarsi, anche indirettamente, in propaganda. Nel suddetto periodo, la comunicazione istituzionale deve rigorosamente attenersi ai principi di imparzialità ed essenzialità, con l’obiettivo di contemperare il dovere di fare informazione con la non ingerenza nei temi oggetto delle consultazioni, tutelando in questo modo il pluralismo informativo e la libera formazione del consenso degli elettori.
Di conseguenza, dallo scorso 12 febbraio la comunicazione istituzionale deve evitare in maniera tassativa il riferimento ad argomenti relativi al dispositivo referendario e alla consultazione in sé. Nei comunicati e nell’attività multimediale dell’ente, non sono ammessi riferimenti al referendum né al merito della consultazione o ad eventi e iniziative ad esso collegati, sia in Piemonte sia fuori del territorio regionale.
Ecco alcuni suggerimenti utili per gli uffici comunicazione degli enti pubblici:
- i temi referendari e le posizioni su di essi non potranno comparire o essere oggetto della comunicazione istituzionale, ovvero comunicati e attività multimediale (video, videocomunicati, foto, web, social);
- dalla comunicazione istituzionale – ovvero comunicati e attività multimediale (video, videocomunicati, foto, web, social) – vanno esclusi temi, provvedimenti, progetti, confronti e qualsiasi tipo di iniziativa riguardante i temi oggetto del referendum;
- sul portale e sui profili social dell’entea le news non potranno riguardare in alcun modo tutti i temi oggetto del referendum;
- lo stesso avverrà per le conferenze stampa e per le campagne di comunicazione istituzionale.
In particolare, qualora si rendesse necessario diffondere informazioni relative ai temi della giustizia (riguardanti, ad esempio, bandi, finanziamenti, normative e regolamenti, scadenze ecc.) le informazioni diffuse dovranno essere oggetto di comunicazione istituzionale asettica, contenente dati essenziali, resi in forma impersonale.
Al di fuori delle limitazioni sopra elencate, la comunicazione istituzionale dell’ente potrà proseguire regolarmente.
Qui sotto alcuni link utili
- Il testo di legge oggetto della consultazione referendaria
- Delibera AgCom 37/26/CONS
- Legge n. 28/2000sulla Par Condicio
- Il sito del Co.Re.Com. Piemonte









